La letteratura erotica oltre i clichè: Elena Bibolotti sull'editoria di genere

L'autrice di Pioggia dorata racconta l'avventura del suo nuovo romanzo


di Gerardo Perrotta

A che punto è la letteratura erotica? Esiste ancora come genere letterario capace di andare oltre stereotipi e cliché e imporsi ai lettori non come letteratura di serie B come invece viene spesso a torto considerata? Ne abbiamo parlato con Elena Bibolotti, autrice di opere come Justine 2.0, Pioggia dorata e il più recente Conversazioni sentimentali in metropolitana, da poco pubblicato da Castelvecchi editore, con il quale la scrittrice barese mette in scena la storia di due donne all’apparenza distanti ma entrambe vittime degli uomini con cui hanno deciso di vivere e un po’ anche di se stesse. Con Elena Bibolotti, che non ama definirsi “scrittrice erotica”, pur essendo considerata tale, oltre a parlare del suo libro abbiamo provato a fare il punto sulla diffusione di questo particolare genere letterario, tra editori poco coraggiosi e autori quasi “costretti” a scegliere il self publishing.


Ha scelto di inserire in esergo al libro una citazione da Sylvia Plath («A darmi il via fu l’amore»). Quanto c’entra l’amore con le storie di Carola e Lara?
L’amore è il perno dell’esistenza delle due protagoniste, sebbene così diverse per formazione, età, interessi. Nel primo capitolo del romanzo, ogni capitolo ha il nome di una fermata della Metropolitana di Roma, Carola legge il messaggio “hot” che Lara sta inviando a un cliente e decide di seguirla, per capire “dove la ragazza si andrà a sfilarsi i pantaloni e per chi, soprattutto”, ma con lo scorrere delle pagine, sarà presto chiaro che Carola cerca se stessa in Lara e la salvezza per entrambe. Le due s’interrogano sull’amore e al contempo se ne servono. Il vero amore è quello che si instaurerà tra loro due, disinteressato e salvifico, necessario a sostenersi nella comune lotta verso una società che deplora il femminicidio, ma toglie fondi e chiude strutture come consultori, case delle donne e centri antiviolenza.

Lara è venduta dal fratello ad amici e conoscenti, mentre Carola vive una relazione con Franco, un uomo che la manipola. All’apparenza sembrano completamente vittime degli uomini, o almeno così sarebbero ritratte oggi sui vari media, ma quali altre sfumature è possibile cogliere in storie come queste?
Come in Girotondo, dramma mitteleuropeo di Arthur Schnitzler, ho voluto che tutti i personaggi, anche quelli di sfondo, assumessero un diverso volto a seconda delle persone che si trovano ad affrontare. Carola è manipolata da Franco, suo ex psicanalista e amante, ma a propria volta se ne serve per pagare l’affitto e le bollette, così come Lara si servirà di Carola, benché vittima del fratello, in un continuo scambio di ruolo tra vittima e carnefice, a dimostrazione che non si è solo in un modo. Il mio è stato il tentativo di descrivere la contraddizione che anima molte di noi.
Le due protagoniste sono forti e sanno ciò che vogliono, e le incontriamo proprio nel momento della presa d’atto della propria situazione di “vittime”, ma l’autonomia, almeno nel nostro Paese, non è raggiungibile senza una posizione sociale, senza il denaro. Carola, cui tremano i polsi ogni volta che riceve i resoconti delle vendite dei propri romanzi, sarà capace di un gesto molto forte, al limite dell’illegalità, per affermare la propria autonomia, Lara sceglierà per sé un destino diverso, ma a entrambe ho volute dare la possibilità di poter scegliere, condizione che non è di tutte.

Anche il marito di Lara, Paolo, «pubblica certi annunci» e «assieme a lei, vaglia certe persone da contattare.» Poi però rinuncia all’incontro e «Se è lei a rialzare il Pil familiare, però, non c’è problema, mi tranquillizza soddisfatta.» L’uomo oggi è davvero così oppure la sua è solo un’estremizzazione per raccontarci altro?
La cronaca ci fornisce già molte risposte. Una bambina di nove anni costretta dai genitori a prostituirsi per pochi euro supera di gran lunga qualsiasi fantasia estrema: il numero di donne uccise o ridotte in schiavitù da veri e propri contratti a tempo indeterminato; Gloria, per citarne una sola, ragazza madre ventiduenne, uccisa a mani nude dal cognato ad agosto dello scorso anno nell’agro pontino, lasciata morire sul ciglio della strada e sotto gli occhi dei suoi figli perché si era ribellata al proprio carnefice. In Conversazioni sentimentali in metropolitana ho reso il fenomeno trasversale. Si pensa che certi ambienti borghesi siano estranei alla violenza domestica e a certi eccessi manipolatori, ma credo si tratti soltanto dell’uso di linguaggi e codici diversi.

Lei è una scrittrice di romanzi e racconti erotici. Com’è la situazione in Italia per questo genere di letteratura?
Più esattamente sono considerata una scrittrice erotica, fossi così dentro il “genere” non mi sarei vista rifiutare Justine 2.0, considerato dalla critica più un romanzo di formazione che erotico, o Pioggia dorata. In Italia ci sono poche case editrici di genere erotico, pur ricercato dai lettori, e quelle che ci sono non scantonano mai dal recinto di luoghi comuni entro cui i loro personaggi sono costretti a muoversi. Il genere erotico soffre della mancanza di rinnovamento, citando autrici erotiche si fa ancora riferimento ad Anaïs Nin, ed è vittima di una forte contaminazione “rosa”, così siamo sommersi di volumi di erotismo edulcorato, che raccontano bellissime ragazze pronte a tutto per amore e uomini ricchi e potenti che le seducono, “stanze dei giochi” di Master gentili, ben diverse dai garage della periferia romana nei quali si pratica il bondage, come ci racconta invece la cronaca. Il genere erotico rassicura il lettore offrendogli personaggi con poche ombre e sfaccettature, coerenti con la storia che raccontano, io cerco di dare vita a personaggi a tutta prima insospettabili che svelano certe morbosità, se così vogliamo definirle, sorprendendo il lettore e talvolta anche loro stessi. L’erotismo commerciale si ferma alla superficie delle cose, cerca il lieto fine, la soddisfazione del lettore, io amo insinuare dubbi, e sono felice quando qualcuno mi scrive di aver scoperto dentro di sé qualcosa che ignorava.

Sempre più autori e autrici di opere erotiche scelgono la strada del self publishing. È più un ripiego o un saper cogliere un’opportunità?
Per alcuni è sicuramente un ripiego, per molti è stata un’opportunità, benché sia difficile anche in questo ambito distinguere la verità dalle storielle confezionate ad hoc dai marketing manager dell’editoria per lanciare un nuovo “prodotto”. È probabile che anche io decida di autopubblicare la mia prossima raccolta di racconti, Proibito ‘50, una carrellata di personaggi gravati da un terribile senso di colpa, che si muovono a Roma, nell’Italia del dopoguerra, nel clima censorio e moralistico di quegli anni. Il self-publishing è un canale sicuramente più redditizio per un autore che abbia già un buon numero di lettori, rispetto ai contratti standard proposti attualmente. Lei conosce meglio di me i numeri dell’editoria, e come saprà, oggi molti editori, non tutti sia chiaro, offrono l’opportunità di pubblicare a un prezzo altissimo: nessun anticipo, nessun servizio di ufficio stampa, stampa on demand, nessun rimborso spese per le presentazioni, nessun supporto per la correzione del manoscritto. Credo sia meno svilente autopubblicarsi.

Salvo grandi casi editoriali, perché secondo lei il pubblico italiano si mostra poco ricettivo verso la letteratura erotica?
Mettendo da parte l’ondata crescente di moralismo e la nuova censura filoamericana, credo che, per come è concepito, o meglio richiesto dagli editori poco coraggiosi, questo genere letterario sia poco interessante per il lettore perché poco reale. La nostra esistenza, come ho già avuto modo di dire, offre scenari ben più scadalosi. Nessuno definirebbe “erotica” una serie televisiva di successo come The Affair, eppure certe scene di sesso proposte in prima serata vanno ben oltre l’eros sfumato proposto dalla letteratura da “caso editoriale”. La letteratura erotica dovrebbe andare a braccetto con la psicanalisi, con le stanze del potere, della politica, con l’abuso praticato a danno di donne, e anche uomini, nei luoghi di lavoro, con la confusione che regna dentro di noi. In Mr Perfect, un racconto pubblicato da 80144 Edizioni, parlo della frustrazione di un quadro dirigente di un grande gruppo bancario, che decide di umiliare una valida impiegata soltanto perché intelligente e più coraggiosa di lui. Il confine tra letteratura di denuncia e letteratura erotica in questo caso è molto sottile. Io uso l’eros per raccontare esistenze comuni. Il sesso per il sesso non mi è mai interessato nella vita, men che meno in letteratura.


Ci consiglia alcune letture erotiche che ritiene imprescindibili?
Questa domanda mi mette in difficoltà perché, appunto, non sono una lettrice di questo genere. Ma se pongo la domanda a Google tutto mi appare più chiaro. I libri proposti dal motore di ricerca sono Il delta di Venere di Anaïs Nin, che invece non ho apprezzato, Le relazioni pericolose, splendido esempio di letteratura epistolare, il Kamasutra, citato a sproposito, essendo uno spassosissimo manuale sulla vita del cittadino che mai titillerà la fantasia erotica di chi lo legge, o de Sade, prima di tutto filosofo e infine scrittore di sconcezze più adatte a irridere la Chiesa e i potenti dell’epoca, che a sollazzare i fan dei romanzi per adulti. C’è un’autrice che amo particolarmente e pochi librai conoscono, la statunitense Mary Gaitskill, che tratta da anni molti temi tabù. Consiglio una sua raccolta in particolare, Bad Behavior,che contiene Secretary, da cui l’omonimo film. Un altro esempio che cito per parlare di parafilie trattate con il giusto approccio psicanalitico è Cortesie per gli ospiti di Ian McEwan. Ecco, credo che nessuno abbia saputo descrivere meglio la relazione sadomasochista di McEwan, oppure, a proposito della “pioggia dorata”, meglio conosciuta come “pissing”, straordinariamente descritta da Philip Roth ne Il teatro di Sabbath. Anche Mario Vargas Llosa, nella Niña Mala, ci fa entrare magistralmente nella mente di un personaggio ambiguo e autodistruttivo, una storia di schiavitù assai più vicina all’erotismo puro di qualunque altro romanzo di genere.


(Intervista tratta da sul romanzo.it)