Elena Bibolotti: quella dedica a Cameron e l'indagine (perfetta) sull'uomo

Pioggia dorata continua a conquistare lettori, tra il fascino della scoperta e l'eccitazione della sorpresa

di MARCO CANESCHI

La seconda prova erotica di Elena Bibolotti, parlo da un punto di vista letterario, ci mancherebbe, sfuma la sicurezza al limite dell’aggressivo della Justine 2.0 dell’esordio. Di quest’ultima parlò Marco Giorgerini su CriticaLetteraria. Justine pareva piegarsi dinanzi alle offese e umiliazioni del suo master, nel gioco sessuale era una pura e semplice submissive, ma oltre l’apparenza era una donna consapevole, una che la sapeva lunga su come funzionava il mondo, dal social al letto.

In “Pioggia dorata”, Bibolotti allarga lo sguardo, amplia il panorama e inevitabilmente fa entrare di prepotenza gli uomini. In sei storie che l’autrice stessa definisce amare. Capiremo perché. Intanto uno apre la copertina e trova la dedica, alquanto singolare, a David Cameron. Già, il primo ministro inglese che ha giocato tutta la sua credibilità politica con il recente referendum sulla permanenza della Gran Bretagna nell’Unione Europea. E che, ancora più recentemente è stato sostituito a Downing Street, guarda caso, da una donna. Sono sicuro che Elena Bibolotti dinanzi a questa circostanza ha sorriso soddisfatta. Perché per giudicare Cameron non doveva aspettare la Brexit. Bastava e avanzata l’Audiovisual Media Services Regulations del 2014 che dettava norme stringenti sulla riproduzione di scene di sesso nei canali tradizionali e nel web. La pioggia dorata era tra quelle da censurare.

La pioggia dorata di Elena Bibolotti non ha niente a che vedere con pratiche magiche o poemi vedici. È il pissing, l’urofilia, chiamatela come volete. La pratica sessuale che consiste nell’urinare nella bocca o sul corpo del partner allo scopo di provocare eccitazione sessuale. Di norma, chi subisce deve pure bere la pipì. Almeno in parte. E si sa, l’urina ha un retrogusto… amaro. Ma se non altro è buona per… sei storie. E su titolo e sottotitolo ci siamo capiti.

Se cercate però in queste pagine stupri o violenze, oppure manette e falli artificiali, se cercate insomma un’eccitazione ferina, rimarrete delusi. Il pissing in Elena Bibolotti è lo zenit. Non si parte da questo per squarciare il velo a un mondo di efferatezze materiali ma è il massimo del sadismo che l’autrice ci consegna. Da questo vertice, i racconti scendono in direzione opposta, in quella terra ambigua dove il sopruso e il dominio sono sublimati, restano a livelli inesplosi. Questa cosa rende merito all’autrice che non si lascia prendere la mano. Sarebbe infatti più facile dare sfogo a storie apertamente morbose. Sarebbero anche più facili da scrivere.

Usare invece l’urofilia, terreno per sua natura buono per prove di forza, e calarsi poi al livello della debolezza è un tentativo non scontato. E chi esce peggio da tutto questo? I maschi. Sprovveduti come in “Roba da grandi”, spazientiti e presuntuosi come in “Ch?gi”, opportunisti come ne “Il serpente piumato”, strutturalmente insicuri come ne “Il culo di Marisa”. Ce la caviamo un po’ meglio negli ultimi due racconti, “Apparenza” e “Pioggia dorata”, dove Elena Bibolotti pare il cavaliere che si prende una pausa durante una crociata e tira fuori, sarà un caso, le due storie migliori. Un incontro poco ordinario fatto prima di silenzi e squallide pizzerie della periferia romana poi di una villa dove due giovani possono ritrovarsi dopo gli anni dell’infanzia; un legame sbiadito con il tempo tra una giovane aspirante attrice di teatro, l’io narrante, e un maturo sceneggiatore e scrittore. E qui ci sarà pure un omaggio a una delle passioni giovanili, non che ora sia particolarmente invecchiata, di Elena Bibolotti: il palcoscenico e la recitazione. Insomma, donne valorose: qua e là, qualche maschio buono per intessere un rapporto positivo si trova.

Chiuderei con un accenno alla letteratura erotica. E con una domanda: Elena Bibolotti può essere la risposta italiana a, ad esempio, Anaïs Nin o a Dominique Aury? Intanto se parliamo di letteratura, penso che sia legittimo scrivere un romanzo per eccitare i sensi ed esplorare le nostre fantasie. Sia di chi scrive sia di chi legge. Per essere letteratura, tuttavia, ma ovviamente è un giudizio personale frutto, se vogliamo, del carattere, questa esplorazione deve essere fatta con grazia e deve servire a sondare e svelare l’intima profondità dell’animo umano. Pissing, sesso, pratiche sadomaso vanno bene se diventano un tramite per indagare l’uomo (e la donna) tout court. Una lente da lettura, tipo la guerra o il viaggio. Da qui passa anche il confine, sempre a mio giudizio, tra volgarità e non. Elena Bibolotti sta ritagliandosi uno spazio nell’editoria, con il suo genere, e lo sta facendo nel modo giusto: l’erotismo non come ossessione ma come manuale d’interpretazione.

(Recensione tratta da Critica letteraria)